Una buona alleanza…
La cogenitorialità nasce come costrutto, in ambito psicologico, per spiegare modalità e dinamiche con cui i genitori creano un progetto di coordinazione e reciproco sostegno per provvedere alla cura dei propri figli.
Affinché questo costrutto diventi un’alleanza proficua i genitori sono chiamati ad assolvere non solo ad aspetti pratici di divisione e responsabilità di compiti utili all’accudimento, ma anche di aspetti maggiormente complessi. Questi ultimi fanno riferimento a:
- la capacità di mantenere una buona comunicazione ed uno scambio attivo su tutto ciò che riguarda la crescita del figlio/a (educazione, sport, salute etc. etc.);
- il reciproco sostegno degli sforzi genitoriali.
Il reciproco sostegno degli sforzi genitoriali è possibile quando l’alleanza cogenitoriale poggia su sentimenti di solidarietà verso l’altro genitore, sulla capacità di suddividere il lavoro “pratico” e nell’impegno reciproco.
Crescere tra comunicazione, esplorazione ed attaccamento…
Sin dai primi mesi di vita i neonati rispondo agli stimoli provenienti dal mondo esterno con un corredo di abilità psicofisiologiche in divenire e mostrando comportamenti di attaccamento, ovvero modalità specifiche di interazione che il bambino o la bambina instaurano con chi si prende cura di loro.
La crescita fisiologica del neonato segue uno sviluppo graduale di competenze, che hanno come obiettivo il raggiungimento dell’autonomia dall’adulto, attraverso lo sviluppo delle capacità sensoriali, motorie, cognitive, linguistiche e sociali.
Nella crescita del bambino e della bambina, i genitori sono chiamati a reinventare costantemente le loro modalità di accudimento e le regole educative che permetteranno di stabilire e raggiungere obiettivi di crescita congrui allo stadio di sviluppo.
I primi feedback sincronici che creano una comunicazione neonato – genitore hanno un preciso scopo comunicativo anche in assenza di linguaggio. Un neonato che piange, è un neonato che comunica bisogni fisiologici come la “fame” o il “sonno” ed i genitori rispondono ad esso interpretando quel pianto.
Col tempo la capacità di interpretazione dei genitori dei bisogni del neonato si affina e permette all’intera famiglia di costruire una sorta di “codice” comunicativo in cui il bambino o la bambina si sentono compresi e vengono aiutati in quel delicato percorso di crescita ed autodeterminazione che nelle prime fasi è ampiamente, ma non solo, legato a bisogni fisiologici di sopravvivenza.
La sviluppo motorio del bambino permette loro di avviare un ulteriore comportamento utile alla sopravvivenza, l’attività esplorativa. Il bambino gradualmente passa dall’ascoltare e dal vedere gli stimoli e gli ambienti attorno a sé, ad esplorarli, ovvero a farne esperienza contemporanea di movimento e spazio circostante.
I comportamenti esplorativi sono legati al rotolarsi a terra, alla capacità di tenere braccia e testa sollevate, al gattonare, al compiere i primi passi sino ad arrivare ad una postura eretta.
Anche in questo processo il bambino o la bambina si muovono all’interno di una dinamica che parte da una modalità di ricerca assidua della figura di attaccamento ad una graduale separazione con l’obiettivo di soddisfare la propria curiosità e la possibilità di fare esperienza di un corpo, il proprio, che si muove.
Assieme alla capacità di rispondere ai bisogni del neonato interpretandoli ed alla dinamica di esplorazione gradualmente indipendente che il bambino o la bambina mettono in atto sviluppando le capacità motorie, cresce anche un legame di attaccamento da cui originano i comportamenti di attaccamento.
Per comportamenti di attaccamento si intendono quei comportamenti di prossimità e desiderio di vicinanza che i bambini esprimono verso le figure genitoriali percepite come fonte di sicurezza per affrontare “il mondo”. Si tratta di un bisogno che va “oltre” l’aspetto della sopravvivenza, lo include, e mira a fondare le basi di un legame fondamentale per la crescita. Il bambino o la bambina che mostrano un attaccamento sicuro hanno potuto sperimentare nel rapporto con il genitore: disponibilità e sensibilità.
Queste sono da intendersi come capacità di sintonizzarsi col bisogno del bambino o della bambina, sia in termini di accudimento rispondendo ai bisogni fisiologici primari, ma anche in termini di bisogni affettivi che garantiscono una serena crescita psicologica del bambino e della relazione stessa genitore-figlio.
Psicologa N.24477 dell'ordine degli psicologi del Lazio e membro della rete professionale di Psicologia Scolastica, mi occupo di: consulenza e sostegno psicologico per l'infanzia, l'adolescenza e gli adulti, nonché di sostegno alla genitorialità. Relativamente all'area del neurosviluppo offro servizi di supporto e potenziamento dei processi di apprendimento sia in presenza di difficoltà “aspecifiche” che specifiche (BES, DSA, ADHD).
- Francesca Rendinehttps://www.liscianigiochi.com/author/francesca_rendine/
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